Si è appena conclusa una delle stagioni estive più complicate degli ultimi anni. Un calo del 6,4% di presenze in meno rispetto al 2008, -11% negli ultimi due anni per una perdita complessiva di quasi 3 miliardi di euro.

Le isole guidano questa negativa classifica (- 13,6% la Sicilia e -13,5% la Sardegna) mentre limitano i danni le coste dell’Adriatico che perdono in media solo un 3%.
La crisi ha cambiato il modo di fare vacanza: addio a quelle lunghe e spazio a quelle mordi e fuggi. Aumentano le presenze nei campeggi estivi, diminuiscono le presenze nei villaggi turistici.
Questo nuovo modo di concepire le vacanze, brevi ed economiche è la conseguenza del calo vertiginoso delle regioni del Sud che non si sono preparate bene ai nuovi gusti del turista in periodo di crisi economica mondiale. Meno raggiungibili causa scare infrastrutture di trasporto e spesso dotate di villaggi tuirstici all-inclusive (è il caso della Calabria), mal si prestano a questa nuova concezione di vacanza.
Lo scampato crollo da parte di regioni adriatiche come Marche e Emilia Romagna è dovuto invece proprio alla loro posizione geografica: facilmente raggiungibili dal resto d’Europa e dalle zone più produttive e a più alta densità di popolazione d’Italia,sono riuscite anche con una offerta turistica basata sul prezzo più basso e con campagne pubblicitarie mirate (Luca Toni per promuovere l’Emilia Romagna in Germania ne è un esempio) a dimezzare la contrazione del turismo balneare nella stagione estiva del 2009.
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